SEGNALAZIONE a cura di Maddalena Martini

“ Questa è la storia di gente viva, viva davvero, voglio dire. E di una nazione che è morta, morta davvero, voglio dire”

Maggiani è un cantastorie, qui racconta la storia della sua famiglia, gente umile, abituata a lavori pesanti e a far poche chiacchiere, intrecciata alla storia dell’altra gente del suo paese, i pochi amici. Tutto nell’Italia della  seconda guerra, con riferimenti alla storia precedente, dall’unità d’Italia in poi, nella misura in cui ha portato all’Italia di ieri, che prometteva un paese meglio di quanto è poi diventato.

Ambientato nelle sue terre, lo Spezzino, Inizia con la morte del padre, occasione per tornare indietro alla vita di quest’uomo, al matrimonio con la moglie , bellissima, di nome Adorna,  suo grande amore  fino agli anni della vecchiaia,  che la donna schiva  quasi non apprezzava.
M. “O padre, o madre, tirati su’ a sorte e così male accompagnati x 60 anni!”

La morte di entrambi i genitori sono lo spunto per rivivere la loro vita, che cerca di ricostruire dai pochi ricordi ed ancor meno documenti.

Nell’autunno del ’44 il padre era capitato nella casa dell’Adorna scendendo dalla montagna, sì, la montagna come i partigiani chiamavano la loro vita durante la Resistenza. Forse era stato nel mitico battaglion Lucetti.  Il caldo accogliente della casa e la bellezza della ragazza lo avevano stregato. L’amore del padre per l’opera, i suoi viaggi, allora avventurosi, in treno, al regio di Parma, i nonni, il dramma della morte del figlio, tutto raccontato attraverso le poche frasi in dialetto, corrispondenti alla scarsa capacità di comunicazione verbale della sua  gente.

Come anche in altri romanzi di Maggiani, la storia della sua gente e di lui stesso si intreccia con altri personaggi, lontani, ma che anche se  in misura minima hanno avuto un ruolo nella sua storia.

M. gioca con il titolo, Il Romanzo della nazione, che avrebbe voluto scrivere, ma, per eventi attribuiti  al fato, alla difficoltà di raccogliere i ricordi, diventato poi  la storia della gente povera, della sua città, La Spezia, della costruzione dell’arsenale,  avrebbe voluto che fosse opera degna di una  grande nazione, come si sperava sarebbe diventata l’Italia. O forse lo è diventato?

Emergono oltre ai familiari alcuni personaggi, la Gigantessa che ha assistito il padre, dopo che l’ha portato a casa dall’Istituto Mazzini, negli ultimi tempi accompagnandolo alla fine, il Gatto che ha segnato la sua adolescenza, la misteriosa Fatima, morta x un avocado!

Lo stile: rispetto ai primi romanzi di M, c’è, volutamente credo, una lingua semplice , adatta alla semplicità, quasi all’anonimato delle persone , spesso con ripetizioni non necessarie, come si fa quando si racconta a voce.

Infine il motto del padre “Vivere di sogni è un’ utopia!”

Informazioni

Autore:

Maurizio Maggiani


Titolo:

Il Romanzo della Nazione


Prezzo:

17,00 euro


Casa Editrice:

Feltrinelli

https://www.feltrinellieditore.it/

SEGNALAZIONE a cura di Maddalena Martini

“ Questa è la storia di gente viva, viva davvero, voglio dire. E di una nazione che è morta, morta davvero, voglio dire”

Maggiani è un cantastorie, qui racconta la storia della sua famiglia, gente umile, abituata a lavori pesanti e a far poche chiacchiere, intrecciata alla storia dell’altra gente del suo paese, i pochi amici. Tutto nell’Italia della  seconda guerra, con riferimenti alla storia precedente, dall’unità d’Italia in poi, nella misura in cui ha portato all’Italia di ieri, che prometteva un paese meglio di quanto è poi diventato.

Ambientato nelle sue terre, lo Spezzino, Inizia con la morte del padre, occasione per tornare indietro alla vita di quest’uomo, al matrimonio con la moglie , bellissima, di nome Adorna,  suo grande amore  fino agli anni della vecchiaia,  che la donna schiva  quasi non apprezzava.
M. “O padre, o madre, tirati su’ a sorte e così male accompagnati x 60 anni!”

La morte di entrambi i genitori sono lo spunto per rivivere la loro vita, che cerca di ricostruire dai pochi ricordi ed ancor meno documenti.

Nell’autunno del ’44 il padre era capitato nella casa dell’Adorna scendendo dalla montagna, sì, la montagna come i partigiani chiamavano la loro vita durante la Resistenza. Forse era stato nel mitico battaglion Lucetti.  Il caldo accogliente della casa e la bellezza della ragazza lo avevano stregato. L’amore del padre per l’opera, i suoi viaggi , allora avventurosi , in treno, al regio di Parma, i nonni, il dramma della morte del figlio, tutto raccontato attraverso le poche frasi in dialetto, corrispondenti alla scarsa capacità di comunicazione verbale della sua  gente.

Come anche in altri romanzi di Maggiani, la storia della sua gente e di lui stesso si intreccia con altri personaggi, lontani, ma che anche se  in misura minima hanno avuto un ruolo nella sua storia.

M. gioca con il titolo, Il Romanzo della nazione, che avrebbe voluto scrivere, ma, per eventi attribuiti  al fato, alla difficoltà di raccogliere i ricordi, diventato poi  la storia della gente povera, della sua città, La Spezia, della costruzione dell’arsenale,  avrebbe voluto che fosse opera degna di una  grande nazione, come si sperava sarebbe diventata l’Italia. O forse lo è diventato ?

Emergono oltre ai familiari alcuni personaggi, la Gigantessa che ha assistito il padre, dopo che l’ha portato a casa dall’Istituto Mazzini, negli ultimi tempi accompagnandolo alla fine, il Gatto che ha segnato la sua adolescenza, la misteriosa Fatima, morta x un avocado!

Lo stile: rispetto ai primi romanzi di M, c’è, volutamente credo, una lingua semplice , adatta alla semplicità, quasi all’anonimato delle persone , spesso con ripetizioni non necessarie, come si fa quando si racconta a voce.

Infine il motto del padre “Vivere di sogni è un’ utopia!” 

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