Monte Figogna (GE)

8 Novembre 2020 – 15 km

Taccuino di marcia:

 
Il Monte Figogna svetta, a riferimento continuo della Val Polcevera, isolato dallo spartiacque tirrenico padano, tanto da essere facilmente individuabile.
Sulla sua cima a 804 m slm sorge uno tra i santuari mariani più frequentati e amati dai liguri, il Santuario della Guardia.
Qui, secondo le testimonianze religiose, il 29 agosto del 1490 un contadino, Benedetto Pareto ebbe la visione della Vergine.
La devozione mariana nel luogo si sviluppò quasi subito, e già all’inizio del Cinquecento era presente un edificio di culto, più volte oggetto di trasformazioni, restauri e ingrandimenti sino al Novecento.
 
La mappa delle chiese dedicate alla Vergine a Genova sin dal medioevo è fittissima e si moltiplica nei secoli terminali del Medioevo e nella prima età moderna con santuari e cappelle in tutto il contado.
La protezione della Vergine diviene, grazie all’atto ufficiale e definitivo del 1637, affare di stato: la Madonna è la Regina di Genova. Ciò avrà implicazioni non solo religiose, ma istituzionali, procedurali e politiche, artistiche particolarmente importanti.
 
Ripassando queste noterelle storiche risalgo da Pontedecimo sino alla cima, ricordando la sorella di mio nonno, suora della Misericordia e… camminatrice appassionata, che teneva particolarmente a questo luogo presso il quale era cresciuta.
 
Ridiscendo allungando il percorso e passando sui resti dell’antica guidovia, attiva tra il 1229 e il 1967. Traccia di un progresso green, e di un sogno imprenditoriale spezzato dalla motorizzazione di massa.
La guidovia fu realizzata negli anni 20 e a lungo rappresentò l’unica opportunità per salire al santuario con un mezzo di trasporto confortevole. Poi fu realizzata la strada, le macchine iniziarono a sostituirsi alla guidovia che nel 1967 fu chiusa. Poco più in basso della vetta un enorme parcheggio asfaltato è il testimone, oggi deserto, della follia (di cui iniziamo a scontare gli esiti) che ha accompagnato lo sviluppo del secondo dopoguerra.
L’automobile è stata certamente una grande conquista di libertà e autonomia, ma non abbiamo saputo integrare i trasporti, preservando aree e territori.
 
Meglio andare a piedi fin che si può…
Uno sguardo ai monti dall’Ebro al Giarolo, dal Penello a Punta Martin e sono già alla Gaiazza, obbligatoria una tappa per comprare la focaccia con le patate che sarà il pranzo di oggi.

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