Dorsale Forte Ratti – Bavari

16 Novembre 2020 – 11 km

Taccuino di marcia:

 
Stanotte un vento forte – e freddo – ha portato la prima perturbazione invernale, un nuovo odore si sentiva nell’aria stamane, e i colori lividi del cielo a ponente rinforzavano la percezione di una rottura stagionale. A mezzogiorno il cielo era già pulito e il richiamo a mettere il naso fuori di casa era fortissimo per quella luce radente e speciale che il sole ha sui monti quando non è più a perpendicolo.
 
La Val Bisagno è a un tiro di schioppo (quasi), con dieci minuti di autobus sono già a destinazione. Scendo da Piazza Manin e arrivo alle spalle dello stadio di Marassi, imboccando una via che sa già di monti: via del camoscio, alle quale segue, via dell’aquila…
All’attacco della salita il campanile della chiesa di santa Margherita denuncia la sua origine romanica, e infatti qui la chiesa è documentata sin dal medioevo.
La salita è rapida, si insinua tra palazzi costruiti tra gli anni ’60 e ’70 su prospettive ardite sino al Quartiere INA-Casa di Forte Quezzi, detto Biscione, completato entro il 1968, che sembra accompagnare le curve di livello.
E’ la città che sale, si impenna sulle alture, dimentica il Mandraccio, la culla del porto, per trasferirsi sulle colline, ma poi cerca il mare almeno con lo sguardo.
 

La strada si addolcisce verso la Torre Quezzi, del tutto simile a quella di Granarolo, e infatti costruita entro gli anni Venti dell’Ottocento. E’ una costruzione architettonicamente interessante poiché riprende, aggiornati alle necessità militari rinnovate, le strutture tipiche di molte realizzazioni militari rinascimentali.
A est Monteratti domina con la caserma lunga lunga, ad occupare tutta la parte sommitale del monte. Il vento ha accumulato sulla dorsale ovest della Valbisagno tutte le nuvole, mentre a sud il cielo si fonde e confonde con l’orizzonte marino, con una distorsione ottica che sembra trasformare il mare stesso in montagna.
Dorsale panoramica che giunge alla sella di Bavari in saliscendi, dopo aver aggirato Forteratti. Qui la valle dello Sturla entra in connessione con la Val Bisagno, altro passaggio strategico, tra mare e monti: passaggio storicamente utilizzato.
Di fronte a me i piani di Creto, l’Alpesisa, il Candelozzo, Capenardo, il ricordo vivo della strada percorsa qualche giorno fa. Il territorio ti entra dentro e lo fai tuo con gli occhi, con i piedi e con la memoria.

 
Bavari è già quasi in ombra, Fontanegli riluce ancora nel sole. Terrazzamenti coltivati ancora con ordinata passione pieni di ulivi, come era un tempo, quando la valle, e questa parte in articolare, era possesso dell’arcivescovo di Genova e proprio sulla coltivazione dell’ulivo si giocava una bella fetta di fortune economiche.
Fontanegli dove si lavorava il corallo, artigianalità importante oggi perduta, Fontanegli con le sue ville padronali digradanti lungo il fianco della collina. Fontanegli un tempo raggiungibile con una lunga, bella lineare mattonata che ancora una volta mi guida a valle, mentre nell’aria mulinano le ultime foglie strappate a rami già spogli.

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