M.Cordona-M.Fasce-M.Ratti

19 Novembre 2020 – 20 km

Taccuino di marcia:

 

“Giornata spettacolare a Levante come a Ponente: le nuvole si alzano dal mare con il fenomeno tipico della caligo a nascondermi la visione delle Alpi mentre percorro da Nervi la dorsale del monte Cordona, giungendo sulla sua sommità, per poi piegare in direzione del Monte Fasce. Il Monte Fasce,  insieme al Monte Leco e al monte Beigua è diventato riconoscibile a causa della presenza di numerosissime antenne per la trasmissione telefonica e per la ripetizione dei segnali televisivi.
Fa caldo, tanto che mi trovo a camminare in maniche di camicia e a soffrire la sete: per fortuna mi sono portata i soliti due thermos di tisana, la disidratazione è scongiurata.

 

In prossimità del Monte Fasce salgo in direzione della dorsale che separa la parte più alta della Val Bisagno con la valle Sturla e raggiungo nuovamente Bavari dove sono stata qualche giorno fa. Mi aspetta la rampa per il Monte Poggiasco, passo sotto le pendici del Monteratti e superata la cava abbandonata guadagno il forte Richelieu e il forte Santa Tecla per ritrovarmi a San Martino.

Il mare fa da specchio riflettente e la luce è, a tratti, abbacinante. Durante la salita la vegetazione mediterranea e le pietre calcaree mi hanno riportato alla memoria il territorio della sainte Victoire, la catena della Cengle, l’Estaque: tutti i luoghi amati, perlustrati, assimilati, dipinti da Cezanne. E la luce, la luce che sbatte sui contrafforti privi di boschi che strapiombano verso il mare è la stessa dei quadri di Monticelli quando si aggirava intorno ad Antibes. 
Le sequenze dei monti si avvicendano e con un po’ di orgoglio posso dire tra me e me che sono stata in cima ad ogni monte che vedo, che riconosco e che sento un po’ più mio.
 
Questa parte di Liguria spogliata in parte della sua vegetazione arborea forse sin dal medioevo rivela alla vista la storia delle rocce: ci vorrebbe quella penna felice dell’Abate Stoppani che nel 1876 dette alle stampe un bellissimo libro, poco noto oggi, intitolato il Bel Paese. Un libro che costruiva a modo suo l’unità dell’Italia raccontando la bellezza e la storia geologica dell’Appennino e delle Alpi, in maniera originale, colloquiale e per questo accattivante.
Per tutto il percorso Genova è alla mia sinistra, intrisa di sole. Si intuisce perché su queste alture austriaci o francesi cercassero di scendere verso la città, si capisce perché qui furono costruite le fortificazioni per proteggerla – o controllarla.
 
I ciuffi di elicriso prosciugati dal calore emanano un penetrante profumo, qualche bombo vola ancora. Sembra ancora estate, ma le ombre sono lunghe.
E lunghe sono le ombre che avvolgono il nostro mondo in questi mesi. Ho studiato le epidemie storiche di peste, colera, vaiolo, Aids, Ebola per interesse personale, colpita dal buon vecchio Manzoni, e sapevo che prima o poi sarebbe successo. E’ successo. 
Rimetto la mascherina mentre imbocco la strada asfaltata. 

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