Una piccola idea e neanche tanto originale per rimanere vicini, incontrarci virtualmente durante questa nuova fase pandemica.

Leggere insieme descrizioni di paesaggi letterari e vedere quadri che descrivono il nostro Paese.

 
Tra visioni e parole alimentare la nostra volontà di non perdere i legami con i luoghi che contrassegnano la nostra storia nazionale e individuale e il desiderio di vederli o rivederli.
  
In questi mesi abbiamo vissuto emozioni diverse, contrastanti, altalenanti. Abbiamo davanti ancora momenti inquieti e non semplici, ma siamo sicuri che la prima cosa da fare è rimanere per quanto possibile in contatto. Sentirci, scriverci, comunicare e condividere emozioni. Senza maschere e senza mascherine. Con il cuore.
 

16 Novembre 2020

Il Carso, un mare di roccia

CARLO GRAFFIGNA, LE ALPI 1976

 

Carlo Graffigna (1930-2020), giornalista e scrittore è stato soprattutto un grandissimo conoscitore della montagna, collaborando, tra l’altro al Trento film festival, dedicato, alle montagne.

 

“Prima di tutto è un piccolo continente. […] Il segreto del Carso è tutto qui, in queste rocce che, una volta sollevatesi sopra il mare preistorico, si sono distese in un altopiano spugnoso che le acque piovane corrodono, smussano, lisciano, sciolgono e tormentano come in una continua creazione
Poi, il continente – Carso ha un altro scultore naturale: la bora, un vento aspro, impetuoso, inesorabile che spazza ogni rilievo, lo spoglia, lo raschia e, insieme con le acque, convoglia sul fondo delle depressioni tutti i residui del calcare. Son le “terre rosse” che coprono il fondo delle doline.
Viste dall’alto le doline hanno il loro unico termine di paragone nei crateri della Luna […] È anche facile andare alla scoperta di questo mondo. Un’invidiabile rete stradale, permette un’esplorazione davvero minuziosa e comodi sentieri, spesso attraversati dai balzi leggeri del capriolo, dalla corsa della lepre, dal volo multicolore del fagiano, conducono fino alla balconata dell’altopiano. Le cime non sono molto alte, ma non ce n’è bisogno, […] e tante altre vette bastano per spaziare su tutta la pianura del Friuli.

A sud, come un vero continente, il Carso rivela un’altra delle sue facce: il mare. Un Adriatico che, sotto il precipitare a picco dell’altopiano, offre ancora pozze limpidissime e pulite. […] E c’è la montagna, quella vera degli alpinisti […]. E, infine, c’è il Carso che non si vede. L’altra faccia della medaglia, il mistero di dove finisca tutta l’acqua – in superficie non c’è un fiume – che precipita dalle fenditure, nei buchi, nei colatoi, nei crepacci. Il Carso è una grande spugna. Questa è una delle fette di mondo più ricca di grotte.

Quando in tutto il mondo si parla dei grigi giorni di novembre, qui esplode una nuova primavera di colori. Tra il bianco calcinato della pietraia e il verde cupo del rosmarino, irrompe una tavolozza vivacissima, ricca dei gialli delle ginestre e di tutta la gamma dal rosso pallido allo scarlatto degli sterminati cespugli dello scòtano e del sommàco, […] e non cercatelo altrove: è anche questo un dono pressoché unico del Carso.”

Gherardo Dottori (1884-1977)

Virata su fiumi, lago, mare

Gherardo Dottori fu tra i pittori futuristi uno tra i più longevi e fedeli alla sua sottoscrizione al manifesto dell’Aeropittura, ossia di una pittura che spostasse il punto di osservazione sui cieli facendoci vedere l’Italia e il paesaggio come dalla carlinga dell’aereo. Visioni inusuali e certamente originali, all’insegna di una modernità tecnica e concreta, che rimarrà la sua cifra stilistica e narrativa sino alla fine. Ed è un paesaggio italiano assolutamente riconoscibile, nonostante la sintesi operata da Dottori.