SEGNALAZIONE a cura di Annarita Certo

Devo dire che mi ha sorpreso perché finalmente tratta dei crolli emotivi e della ricerca di stabilire dei rapporti umani. Due le figure principali: la giornalista Petra  Capoani e  il sig. Gabriele Maestrale (nomen omen) che rimane nel suo appartamento incurante della pericolosità della situazione in cui si trova. Un ponte è crollato e l’edificio è pericolante. Non vi aspettate una cronaca fedele di quello che accaduto con il Ponte Morandi, i morti e gli sfollati e la comunità genovese duramente colpita. Genova non viene neppure nominata e, ogni tanto compaiono rimandi topografici: Via Porro diventa via Bastioni (Bastioni era il nome di una delle linee ferroviarie che passava sotto il Ponte Morandi). La realtà è stata ben diversa da quella descritta dal libro, che ha il pregio di essere antico e moderno, dove troviamo sensazioni, ricordi: bella la descrizione di una Londra vista con gli occhi di Petra, in cerca di un futuro migliore. Sentimenti, distacchi dolorosi, incomprensioni, rapporto conflittuale con il padre, tempo perduto e alla fine ritrovato e infine il politico di turno abituato a voler “aggiustare” ogni situazione sotto lo sguardo attento dei mass media.

Petra è la testimone di questa storia ed è a lei che Maestrale affida il suo messaggio.

Devo dire che all’inizio il racconto mi sembrava un po’ debole nella descrizione di Maestrale, quasi fosse una storia appiccicata, perché il romanzo regge benissimo anche solo con il racconto basato su Petra ed il suo rapporto con il padre. Il mio timore era che si volesse usare la vicenda del Ponte Morandi per catturare  lettori. Dando una versione poetica, diversa da quella che è stata la realtà (non solo non c’è stato nessuno sfollato che sia rimasto stoicamente nel suo appartamento, ma nessuna delle case era stata danneggiata dal crollo del ponte ed il processo è ancora in fase istruttoria ) ho capito che il ponte era  una metafora e bisognava distaccarsi e andare oltre all’esperienza di chi ha abitato in quelle case o è stato toccato dal crollo del Ponte Morandi.

Allego:

l’intervista all’autrice

la recensione fatta da ‘In Esergo’ di Enrico Pietra

la recensione fatta da ‘La Lettura’ di Alessandro Beretta (allegato del Corriere della Sera)

Buona lettura a chi vorrà leggere questo romanzo!

Informazioni

Autore:

Ilaria Rossetti


Titolo:

Le cose da salvare


Prezzo:

16,15 euro


Casa Editrice:

Neri pozza

SEGNALAZIONE a cura di Annarita Certo

Devo dire che mi ha sorpreso perché finalmente tratta dei crolli emotivi e della ricerca di stabilire dei rapporti umani. Due le figure principali: la giornalista Petra  Capoani e  il sig. Gabriele Maestrale  (nomen omen) che rimane nel suo appartamento incurante della pericolosità della situazione in cui si trova. Un ponte è crollato e l’edificio è pericolante. Non vi aspettate una cronaca fedele di quello che accaduto con il Ponte Morandi, i morti e gli sfollati e la comunità genovese duramente colpita. Genova non viene neppure nominata e, ogni tanto compaiono rimandi topografici: Via Porro diventa via Bastioni (Bastioni era il nome di una delle linee ferroviarie che passava sotto il Ponte Morandi). La realtà è stata ben diversa da quella descritta dal libro, che ha il pregio di essere antico e moderno, dove troviamo sensazioni, ricordi: bella la descrizione di una Londra vista con gli occhi di Petra, in cerca di un futuro migliore. Sentimenti, distacchi dolorosi, incomprensioni, rapporto conflittuale con il padre, tempo perduto e alla fine ritrovato e infine il politico di turno abituato a voler “aggiustare” ogni situazione sotto lo sguardo attento dei mass media .

Petra è la testimone di questa storia ed è a lei che Maestrale affida il suo messaggio.

Devo dire che all’inizio il racconto mi sembrava un po’ debole nella descrizione di Maestrale, quasi fosse una storia appiccicata, perché il romanzo regge benissimo anche solo con il racconto basato su Petra ed il suo rapporto con il padre. Il mio timore era che si volesse usare la vicenda del Ponte Morandi per catturare  lettori. Dando una versione poetica, diversa da quella che è stata la realtà (non solo non c’è stato nessuno sfollato che sia rimasto stoicamente nel suo appartamento, ma nessuna delle case era stata danneggiata dal crollo del ponte ed il processo è ancora in fase istruttoria ) ho capito che il ponte era  una metafora e bisognava distaccarsi e andare oltre all’esperienza di chi ha abitato in quelle case o è stato toccato dal crollo del Ponte Morandi.

Allego:

l’intervista all’autrice

la recensione fatta da ‘In Esergo’ di Enrico Pietra

la recensione fatta da ‘La Lettura’ di Alessandro Beretta (allegato del Corriere della Sera)

Buona lettura a chi vorrà leggere questo romanzo!

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